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July 28 FF>>Da qualche parte, sopra le nuvole e le stelle, oltre l’iperuranio, ci siamo noi. Non i noi che incontriamo tutti i giorni. Quelli lassù sono i noi delle nostre vite passate, che dall’alto ci guardano e ridono. Stanno lì, a bere e a mangiare, guardandoci e ridendo. Per il loro il tempo, se scorre ancora, scorre lentissimo; mentre noi quaggiù sembriamo muoverci velocissimi, instancabili e inutili.
Già la vedo, lei, seduta accanto a me, il me dell’iperuranio: beve un sorso di birra dal suo boccale sporco, mi guarda per un secondo e poi ride, ride come se mi volesse dire “Ma perché ci siamo tanto odiati quand’eravamo là sotto quando potevamo amarci?!” E poi mi bacia, e il suo bacio è tutto. È ogni occasione mancata, ogni minuto sprecato, ogni giornata persa, ogni secondo buttato nel cesso davanti al pc, il suo bacio è la salvezza, è la catarsi, è rivelazione. Accadono questo genere di cose lassù, nell’iperuranio, io lo so. Lì ogni cosa che accade racchiude tutto l’universo. Ogni sorso di birra è tutta la birra che abbiam bevuto nella nostra stolta vita. Ogni bacio è al tempo stesso tutti baci. Ogni risata è tutto il divertimento che hai provato. Rivivi tutto, con distacco, a rallentatore, mentre laggiù tutto è veloce. Guardano le loro versioni mortali, ci ridono su, perché non gli resta che far quello, ridere. Ridere, per non piangere. Perché quando ti rendi conto che hai sprecato tutta la tua vita ad affaccendarti non ti resta che ridere. Certe rilevazioni arrivano tardi, arrivano quando sei lassù. La prima reazione che ti provocano le rivelazioni di questo genere è un conato di vomito. Poi subito dopo vorresti avvisare il tuo te stesso di giù di non fare certe scelte, non fare una certa vita. Ma purtroppo non gli puoi parlare e passata la disperazione che ciò comporta non ti resta che ridere, bere e scopare con gli altri lassù. Per un bel po’ stai lì, a guardarti dall’alto con la tristezza nel cuore, lo so, deve essere per forza così. Poi quando ti rendi conto che il livello di interazione è praticamente nullo cominci a riderci su e a disprezzarlo il tuo io di sotto. Lo vedi come la tua copia venuta male. Come un figlio, ma di quelli stronzi che non vedi l’ora di sbattere fuori di casa. Ed ecco che allora l’iperuranio si riempi di cicche di sigarette, lattine e bottiglie di birra e piscio negli angoli. Non è così bello come vogliono farvi credere. È il posto della desolazione per eccellenza. Dell’amara consapevolezza. Del tardivo pentimento.
Ora io vi chiedo… Cosa devo fare io? Io che so come stanno le cose, io che so cosa mi aspetta lassù, che devo fare?!? Qui non posso vivere come voglio, questo mondo non me lo permette. Lì so che sarà spietato, moralmente spietato. Verrebbe da sperare... nel dissolvimento più totale… Comments (4)
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